Cos’è la Mafia: un’organizzazione a ragnatela

L’organizzazione, a scopo criminoso, che tesse la sua ragnatela in tutti gli ambienti, sociali e istituzionali, si nomina: mafia


Cos’é la mafia?

 

La ragnatela

del crimine organizzato

 

Avrai sentito parlare di mafia e stragi di mafia, purtroppo per combatterla sono stati sacrificati uomini, donne e bambini.

Questo fenomeno lo ricordo come fosse ieri quando, per televisione, trasmettevano le immagini degli attentati ai magistrati Falcone e Borsellino.

Rimasi impressionato da tanto odio e vendetta, come dalla potenza di fuoco usata dalle organizzazioni criminali che volevano disfarsi di uomini onesti e premurosi per la giustizia del paese.

 

La mafia è un’organizzazione che tramite l’omertà, le regole imposte da un capo famiglia, i riti e percorsi iniziatici

Genera un organizzazione di individui che collaborano tra loro criminosamente a scopo di lucro per ingrandire sempre più la ragnatela del suo potere.

 

I pareri sulla nascita di questa organizzazione sono diversi: chi sostiene che sia stata ispirata alla setta segreta spagnola della Garduna, altri: a quella dei Beati Paoli nata nel XII° secolo.

 

Pietro Calà Ulloa nel 1837  redatta un documento in Sicilia dove descrive il fenomeno mafioso con queste parole:

 

“Ci sono molti paesi della fratellanza, specie di sette che diconsi partiti, senza riunione senza altro legame che quello della dipendenza da un capo, che qui: è un possidente, la: un arciprete.

Una cassa comune sovviene ai bisogni: ora di far esonerare un funzionario, ora di conquistarlo ora di proteggerlo, ora d’incolpare un innocente…

Molti alti magistrati coprono queste fratellanze di una protezione impenetrabile”

“Pietro Calà Ulloa”


 

 

 


Ma cos’è la Mafia?

 

 Oltre alle parole sopracitate posso solo esprimerti un mio parere per come percepisco il fenomeno dell’organizzazione mafiosa o criminale.

Nonostante senta continuamente grida di giustizia comprendo che quelle grida vogliono, ancora una volta, soffocare una triste realtà.

Chi vorrebbe il carcere duro chi invece preferirebbe alleggerire le pene inferte agli ergastolani che sono stati incriminati di associazione mafiosa.

Io osservo il fenomeno e comprendo che il gatto sta continuando a girare su se stesso nell’intento di mordersi la coda.

 

Ho notato che la mentalità del mafioso è una caratteristica del carattere italiano, ovunque ho lavorato ho percepito questa realtà

In qualsiasi ufficio sia entrato, in mezzo alla gente, nei negozi, in spiaggia ed anche in chiesa, ovunque il fenomeno ragnatela: è sempre presente.

Certamente: comprendo la rabbia di chi ha subito e perso i propri cari per ordine delle organizzazioni criminali,

ed il loro desiderio di giustizia, ma il mio articolo vuole richiamare l’attenzione su quel gatto che rincorre la sua coda.


 


Come vedi la mafia?

 

In questa società devi essere conosciuto, appartenere ad un’etica che corrisponda a chi ti conosce, avere

disponibilità continua di denaro, essere accondiscendente, osservare le regole del gruppo che frequenti.

Il mondo del lavoro ti richiede la politica del capo, mentre quello autonomo sembra che ormai debba pagare un pizzo sempre più alto.

 

Devi stare attento a non parlare troppo perché il fisco potrebbe essere alle tue spalle, ovunque vai trovi sempre qualcuno che informa qualcuno che c’eri e cosa facevi.

Ma se hai i legami giusti le porte si aprono tutte purché qualcuno riscuota un certo interesse ad aprirtele.

Ti faccio una domanda: che tipo di società è questa?


 

 

 


Dei pentiti di mafia:

 

Ritengo che alcuni siano stati molto utili alla giustizia italiana ma ho notato anche altri esempi di pentimento.

A mio parere alcuni pentiti hanno semplicemente approfittato della situazione per comandare altre organizzazioni.

Alcuni si ostentano come collaboratori di giustizia ma se hanno paura ti minacciano di problemi e di morte, senza alcun scrupolo e vantandosi di avere il 41 bis.

 

La mia è forse solo una mera congettura ma ho la netta impressione che molti condannati all’ergastolo per mafia:

non appartenessero ad alcuna organizzazione e forse neppure colpevoli di crimini: ricollegandomi al documento di Pietro Calà Ulloa.

Aggiungendo che nel tempo in cui sono state svolte le indagini non era ancora in uso l’esame del DNA.

Ma è solo una mia congettura.

 

“Ci sono molti paesi della fratellanza, specie di sette che diconsi partiti, senza riunione senza altro legame che quello della dipendenza da un capo, che qui: è un possidente, la: un arciprete.

Una cassa comune sovviene ai bisogni: ora di far esonerare un funzionario, ora di conquistarlo ora di proteggerlo, ora d’incolpare un innocente…

Molti alti magistrati coprono queste fratellanze di una protezione impenetrabile”

“Pietro Calà Ulloa”

 

Rileggendo il documento di Pietro Calà, mi sembra di aver scritto anche troppo il resto puoi capirlo anche tu, non servono le vendette di giustizia per combattere la mafia:

occorre cambiare mentalità, ma purtroppo il sistema economico sembra abbia preso le stesse abitudini forse meno violente ma pur sempre convincenti.

 

Grazie per la visita