Quando evitare il digiuno

Nonostante il digiuno sia considerato, anche dalla medicina, un’ottimo metodo per permettere all’organismo di auto rigenerarsi e di purificarsi: vi sono casi in cui il digiuno è dannoso anche per la fede


Il digiuno

controindicazioni

 

 

Quando evitare il digiuno:

Presento il problema perché mi sono domandato più volte se sia più conveniente tenere salda la propria fede o rischiare di rovinarla per l’incapacità di eseguire un rito.

Nonostante considero, come la scienza, che il digiuno  sia un ottimo rimedio per alcuni problemi fisici e mentali legati alle abitudini:

ho potuto constatare di persona alcune controindicazione che possono mettere a rischio, non solo la salute dell’individuo, ma anche la sua fede.

Ho iniziato la pratica del digiuno all’età di 19 anni seguendo il metodo insegnato dalla religione cristiana copta. (Etiope, africana)

Pesavo circa 85 chilogrammi su 164 centimetri di altezza e ciò che mi spingeva a provare la fame erano le immagini che potevo osservare per televisione inerenti ai bambini del terzo mondo che morivano a causa della denutrizione.

Le prime esperienze di astinenza iniziarono tramite la curiosità della pratica religiosa e dal senso di dolore che provavo osservando le immagini trasmesse sullo schermo.

Oltre a comprendere che la mia massa corporea era sovrappeso e che il digiuno poteva essere solo un toccasana per il mio organismo.

Dopo alcuni anni conobbi il digiuno rituale appartenente di un’altra religione monoteista, in questo rito compresi l’importanza del digiuno.



Perché

per avere un risultato completo occorre l’astinenza da molte circostanze che si possono incontrare nella vita sociale quotidiana.

Non solo il cibo e l’acqua vanno eliminati, ma anche: il nervosismo, la collera, il fascino di una donna, il fumo

(ma in questo caso voglio precisare: sigarette, smog, vapori chimici, profumi alcolici, e tutto ciò che inalandolo: procura intossicazione).

Comprensibile ciò che affermano i detti di alcuni studiosi e religiosi che sostengono: sia solo l’intenzione che viene giudicata dall’Altissimo;

ma il problema, a cui mi riferisco, non comprende il giudizio dell’Altissimo, ma le circostanze nelle quali viene a trovarsi un individuo a digiuno;

e l’inutilità del digiuno alimentare senza quello intellettuale che è inerente alle naturali reazioni dell’essere umano agli eventi della vita.

Ho dovuto sospendere il digiuno rituale proprio per motivi attinenti alle reazioni naturali del mio organismo di fronte alle esigenze di zuccheri e di forza per lavorare.


 

 


Oltre alla difficoltà:

nel riuscire a mantenere una situazione psicologica costante vivendo il digiuno tra persone che non hanno queste conoscenza e rifiutano un gesto simile.

Perché si vengono a generare situazioni di incomprensione di disarmonia, soprattutto in ambienti di lavoro o in famiglie composte da soggetti di diversa cultura.

Il digiuno rallenta i riflessi  e ne consegue che chi non digiuna  e lavora con te tende ad irritarsi generando nervosismi:

che potresti non sopportare, nella tua situazione, e che ti porterebbero ad una rottura inevitabile del digiuno.

Non solo la rottura del digiuno rituale; anche quella dell’organismo, che sta lavorando per rigenerarsi e purificarsi: viene compromessa.

Lo stato psicologico di un individuo a digiuno è paragonabile all’esistenza in una dimensione parallela, dopo che questo stato psicologico viene alterato: anche l’organismo modifica il suo modo di comportarsi.

Quando il soggetto si accorge di aver rovinato il suo lavoro di astinenza o il suo rito, compromette anche il suo sistema nervoso, alterandolo.

A questo punto della situazione l’individuo si trova a fare una scelta tra: fingere di digiunare o smettere di cercare la retta via.

Mentre la soluzione migliore, a mio parere, è:

comprendere i propri limiti ed accettarli, come un segno dell’Altissimo; che ci insegna a non essere orgogliosi, di noi stessi, ma a riconoscere continuamente la sua potenza.

Certo: queste parole non fanno riferimento a coloro che sono ritirati nei luoghi adatti o in casa e hanno la possibilità materiale e psicologica per osservare questo digiuno.


 

 


Constatazioni personali:


 

Il digiuno rituale necessita circostanze ideali che approvino totalmente e convincano dell’importanza del digiuno.

Infatti frequentando coloro  che digiunano, leggere il libro venerato e ricordare assiduamente il nome dell’altissimo nella riconoscenza assoluta della sua unicità e potenza:

permette di entrare in questa dimensione parallela: facilmente; mentre: lontano dalla mentalità, dalla meditazione e dalla preghiera: qualsiasi digiuno diventa difficilissimo da accettare per la mia psicologia.

 

II°

Digiunare e lavorare: mi è possibile solo in ambienti dove non esistano pericoli e non sia costretto a respirare sostanza chimiche inoltre ho notato che: riesco digiunare, bene, esclusivamente con persone che digiunano.

 

 

III°

Assolutamente sconsigliato, per il mio carattere: frequentare individui di sesso opposto soprattutto se non conoscono il digiuno e non lo praticano.

Per due motivi importanti, dovuti alla naturale diversità tra i sessi, che compromettono il digiuno:

a causa del fascino espresso dalla donna e ricevuto facilmente dall’uomo; e del nervosismo che si può generare, per una concezione mentale differente dell’esistenza, tra i due sessi.

 

IV°

Ho notato che nei periodi più lunghi di digiuno (estate in Italia) verso le ore 17 il nervosismo da fame e sete inizia a rodere la psicologia

che mi obbliga a rompere il digiuno tramite il sistema nervoso, anche senza smettere l’astinenza dall’alimentazione;

quindi non vedo il motivo di continuare a privarmi di acqua e cibo; anche se: per interrompere tale fenomeno nervoso, non occorre bere un litro d’acqua e neppure mangiare una balena.

 

 

Sono costretto ad evitare individui che parlano di politica, di sport, di sesso, di stupidaggini o storie inventate perché, per ascoltare questi discorsi: occorre uscire da quella dimensione, nella quale sono entrato tramite il digiuno.

 

 

VI°

L’ultimo fenomeno che devo assolutamente evitare per poter applicare il digiuno è:

distrarre la mia mente nei ricordi dolorosi attinenti a scelte sbagliate o a persone che tentano di danneggiare la mai vita; perché, anche questo sentimento di rancore, riesce a rompere il digiuno, trasformandolo in qualcosa di ambiguo e nevrotico.



Attualmente

ho sospeso qualsiasi digiuno per motivi legati al calo di zuccheri e perché non frequento individui che digiunano o ambienti adatti per digiunare, oltre ad essermi allontanato dalla lettura e dalla meditazione per motivi di lavoro.

Queste informazioni sono soggettive e appartengo alle mie esperienze, quindi sono solo un motivo di riflessione per chi vuole studiare il fenomeno; ma non sostituiscono il parere del tuo psicologo.