Perché osservare i propri limiti?

Anche nelle religioni, come in ogni attività che svolgi nella tua esistenza, puoi osservare che, oltre un certo limite, non puoi esporti; permettendoti di salvare la tua fede


Il Limite

 

 

Perché osservare i propri limiti?

Ho cercato, sovente, di portare al massimo delle mie energie, e della mia volontà, ogni attività, attinente, alla scelta che avevo preso.

Ma ho dovuto accettare la realtà del limite imposto della mia natura e quindi: dall’Altissimo.

Anche nello studio delle religioni mi comportai nello stesso modo, entrando in contatto con il mondo relativo alla religione in analisi, mi costringevo ad arrivare al massimo delle mie capacità.

Ma ho notato che sia l’esagerazione o cercare di superare se stessi e totalmente sconveniente e svantaggioso.

 

Perché:

portando al massimo il lavoro del cervello e del fisico ottieni una stanchezza irrecuperabile che va ad incidere sul sistema nervoso centrale.

Sviluppando, di conseguenza, azioni contraddittorie e disfacenti per la tua scelta; a causa della tua stanchezza cerebrale,

che non ti permette di comprendere, ancora, la tua scelta come la consideravi all’inizio; ma ora: solo un fenomeno impossibile da vivere per la tua persona.

Ne consegue che conviene limitare le proprie attività anche religiose ponendo un confine, all’uso del tuo fisico e della tua mente, determinato dalla qualità delle tue forze.

Che ti permetterà di non cedere mai alla tentazione di mollare la tua scelta e di proseguire il cammino sulla retta via.

Un altro fenomeno importante causato dalla mancata osservazione dei propri limiti nel considerarsi religiosi, credenti o di qualsiasi altro credo o attività tu voglia intraprendere:

consiste nel dare un esempio sbagliato della cultura religiosa o laica in questione, nel senso che se tu sostieni in pubblico di essere un musulmano ma i tuoi limiti, umani, non te lo permettono:

rischi di far credere, a chi non conosce la religione, che la religione sei tu portando in questo modo il prossimo fuori strada e deviandolo dalla retta via.

Lo stesso concetto: vale per tutte le religioni, ma anche per le politiche, per le culture e qualsiasi altra scelta, che esibirai in pubblico, tu stia intraprendendo.

 

Esempio:

Il mio carattere, miei studi e le mie esperienze possono far credere a un musulmano o a un cristiano, che io sia un religioso come lui.

Mentre io non posso pretendere di essere un musulmano o un cristiano perché le mie abitudini e le mie esigenze caratteriali e psicologiche:

non mi permettono di adempiere a tutti i dogmi dell’Islam o del cristianesimo. 

Di conseguenza: sarei un pessimo esempio di cristiano o di musulmano, e con il mio comportamento e la pretesa di essere ciò che “non sono”:

convincerei  le persone, ignare della religione, che l’esempio religioso sia io, portandole fuori dal vero insegnamento.

 

Infatti: cosa accade nel mondo?

Che vengono usati i nomi di religioni e politiche per commettere crimini, allontanando in questo modo l’umanità dalla fede e dalla spiritualità.

Mentre le religioni non insegnano a commettere crimini ma a camminare sulla retta via nella totale sottomissione all’Altissimo.

 

 

La fede

è una connessione privata tra te e l’Altissimo e solo voi due conoscete la qualità: della tua spiritualità.

I limiti che che ti sono stati imposti in questa vita, come a tutti gli altri esseri viventi, sono la tua legge personale; che non puoi evadere perché imposta dall’Altissimo, ancora prima che tu nascessi.

La tua sottomissione individuale, la tua retta via.

L’altissimo basta e se stesso e non appartiene a nessuno;

ed è sempre tra te e il tuo cuore.


By: Bascyru Ibrahim Mbakè