Perché gli arroganti vivono di più

Molte volte ascolti questa domanda e, anche se non puoi generalizzare il fenomeno, vorresti capire perché? Gli egoisti e gli arroganti vivono di più della vita media di altri individui.


Gli arroganti vivono

 

 

Perché gli arroganti

vivono di più?

 

Premetto:

che questa mia considerazione, attinente alla durata dell’esistenza, è solo un una possibile interpretazione fondata su pochissimi esempi;

e di conseguenza è solo parziale e soggettiva, non valida per qualsiasi fenomeno o individuo.


Inizio con la frase di un maestro, amico della giustizia e degli umani:

Chi ha paura muore tutti i giorni, ma chi no ha paura: muore una volta sola.

Ho toccato l’apice dell’argomento perché devi, prima, renderti conto che questa vita: non è un paradiso per alcuno, ma un percorso per conoscere ciò che a noi era occultato.

Ne consegue: che durante questo percorso possiamo accettare immediatamente l’insegnamento o rifiutarci, ma senza poterlo evadere totalmente.

Questo fenomeno: comporta una resistenza alla realtà che pervade anche l’organismo, dell’individuo e il suo destino, purtroppo siamo stati educati in modo fantasioso alla vita su questo pianeta.

Dove tutto sembra dovuto e di diritto, ma la realtà è totalmente diversa da, ciò che vorrebbe dimostrare, chi sottovaluta questi concetti.

Mentre piangiamo la scomparsa di un nostro caro: non piangiamo la persona o il suo dolore, ma solo la nostra angoscia, per aver perso chi riempiva la nostra vita e ascoltava le nostre parole.



Perché un criminale vive

più a lungo?

 

Il fenomeno sono riuscito a decifrarlo con questi parametri:

Ho notato che le persone con un carattere egocentrico e possessivo non badano a coloro che li circondano, nella vita quotidiana.

Chi ha un carattere eccessivamente impostato sulle caratteristiche psicologiche sopracitate:

tende all’arroganza, all’egoismo, al menefreghismo e viene facilmente stimolato alla violenza se non riesce ad ottenere ciò che vuole o si aspettava.



Mentre:

le persone che vivono insieme ad individui, con queste caratteristiche, sono predisposte all’empatia e hanno instaurato legami affettivi con loro: sono destinate a soffrire e ad esaurirsi.

Sia psicologicamente che fisicamente, tramite il sistema nervoso che: incide sul funzionamento, corretto, di alcuni organi vitali.

Personalmente: mi sono accorto che, dopo aver frequentato soggetti con caratteri egocentrici e possessivi, inizio a soffrire di insonnia, disturbi nervosi e cardiocircolatori. 

Coloro che, invece, non sono sensibili ai problemi del prossimo e non badano a risparmiarsi in giudizi negativi per disprezzare chi li circonda, solo per paura di perdere attenzioni:

non accusano esaurimenti perché sfogano qualsiasi forma di attacco, al loro sistema nervoso, verso il prossimo; senza alcun motivo valido, scaturito dalla paura di non essere più al centro dell’attenzione.

Ma vi è un motivo molto più occulto che potrebbe influire sulla lunghezza della vita di alcuni individui: è solo una mia interpretazione collegata alla frase del magistrato: Paolo Borsellino.

 

 

“Chi ha paura muore ogni giorno”

Coloro che hanno paura sono quelli che riconoscono di avere una coscienza macchiata di crimini che possono essere vendicati.

Vendicati: sia dalla giustizia, che da chi li ha subiti; perché il rancore non sempre svanisce, soprattutto se:

non hai una cultura che ti conceda di trasformare il rancore, per il male subito, in una qualità utile a te stesso.

Paura della giustizia: perché l’individuo che commette crimini riconosce di essere un fuori legge e quindi ha paura, ogni giorno, delle forze dell’ordine.



Per questi motivi:

sostengo che, i criminali che vivono più a lungo di altri individui, abbiano avuto questa concessione per due motivi:

per avere il tempo di rimediare ai loro errori, oppure: per morire di paura ogni giorno e molti giorni in più nello spavento continuo: di una vendetta o di un arresto.

Oltre: a dover sopportare la scomparsa dei loro cari, che essendo capaci ad osservare la giustizia: non hanno avuto bisogno di morire di paura in questa vita, ma vi hanno lasciato tutti coloro che lo meritavano.

Non disperare se hai perso una brava persona; sono quelli che restano che devono comprendere, se veramente vogliono renderle amore e riconoscenza, per il suo lavoro svolto su questo pianeta.

Devono comprendere: che questa vita è solo conoscenza, non vi è nulla di dovuto e qualsiasi diritto, promesso: resta una mera utopia.

Paolo aveva ragione; e finì la sua frase con queste parole:

Chi non ha paura: muore una volta sola!


Precisazione:

Resta sempre importante il concetto spirituale in cui: l’Altissimo decide e fa ciò che vuole, mentre noi non possiamo comprendere pienamente il suo progetto.

Questa mia ipotesi, attinente alla durata dell’esistenza di alcuni soggetti: non vuole essere una congettura che allontana dalla retta via, ma è solo una risposta che appaga una domanda frequente.



Post scriptum:

Informazioni di carattere psicologico che non sostituiscono il parere del tuo psicologo.

Rivolgiti sempre al tuo psicologo.