Come nasce il pensiero del suicidio ?

In questi giorni ho sperimentato  ed osservato come nasce il pensiero del suicidio nella mia mente e cosa esso genera nell’elaborazione delle informazioni

 

Informazioni inerenti alla psicologia personale

tratte da un’esperienza che stimola il cervello

al pensiero del suicidio e a ciò che questo pensiero

riesce a innescare pochi attimi dopo

 

Il suicidio: atto primo

 

Tranquilli non è un selfie in diretta e non ho alcuna intenzione di suicidarmi ma nelle circostanze vissute in questi 5 mesi di covid 19 ho potuto riprovare il pensiero del suicidio.

Ho deciso così di estremizzarlo sino al punto di poterlo osservare per analizzare il comportamento dei miei neuroni durante questa fase angosciosa della mente.

 

 

 

L’innesco del pensiero suicida

 

Per poter raggiungere questo stimolo al suicidio sono stati necessari cinque mesi di distanziamento sociale applicato e circa 6 mesi di lavori stradali e edili,

adiacenti alla mia abitazione in circa 12 mesi di tempo a patire da febbraio 2019.

Oltre ad osservare come questi lavori venivano svolti e il menefreghismo di coloro ai quali facevo osservare i problemi ambientali che le imprese stavano generando.

 

Per completare il rodimento di nervi nell’osservare menefreghismo anche da perte delle autorità comunali nell’appartamento,

adiacente al mio, arrivano operai che lavorano per circa due mesi a martello pneumatico durante l’inizio e la fine dell’emergenza sanitaria.

 

E nell’appartamento, di fianco al mio: arriva un inquilino che ascolta house music a tutto volume, musica che io ho sempre rifiutato

perché ascolto Jazz, Blues, Reggae, musica Rumena e Albanese, Classica e Celtica.

Ma sabato sera, per curiosità musicale, ho voluto conoscere questa musica da vicino alzando leggermente

i volumi del mio amplificatore, perché credevo piacesse in quanto nessuno si era lamentato prima.

 

Purtroppo mi addormentai con la musica accesa e non ricordo quando si spense perché il computer navigava su Youtube che,

dopo alcune ore di musica, entra in pausa automaticamente.

Quando mi svegliai non era presente alcuna musica e siccome mi svegliò qualche rumore mentre stavo sognando, andai sul terrazzo ma non vidi alcuno.

 

Fu il mio vicino di casa che, la domenica, mi avvertì dell’arrivo di una pattuglia di carabinieri per la musica alta

ma io mi stupii di ciò che sosteneva perché non avevo ascoltato la loro presenza ne la musica siccome dormivo profondamente,

infatti mi scuso con le forze dell’ordine per il procurato allarme, non è mia abitudine ascoltare musica perché mi sono appassionato alla scrittura già da molti anni,

quindi: non ci sarà una prossima volta.

 

Approfittavo del sabato sera per festeggiare il mio compleanno che cade il 20 di maggio; e purtroppo mi sono addormentato ma non ho mai superato gli orari permessi dalla legge, prima d’ora,

ed anche se non sono l’unico, nella zona, ad ascoltare musica: credo possa essere stato un disturbo

purché io non vi abbia mai chiamato per tutto il disturbo che è stato arrecato alla mia persona in circa 30 anni di presenza in questa zona.

 

 

 

 

Il suicidio atto II°

 

Il problema delle forze dell’ordine non è però terminato perché allarmate dalla presenza di più persone nella mia abitazione vogliono che mi faccia riconoscere.

Siccome la notte tra sabato e domenica nessuno ha risposto al loro richiamo. ma sinceramente: io non ho ascoltato la parola: Carabinieri, quando mi cercavate;

probabilmente perché ancora nel sonno profondo.

 

Di conseguenza tornano nel pomeriggio per richiedere i miei documenti ed essere identificato denunciandomi per vita notturna in casa e schiamazzi;

e mi avvertono che dovrò presentarmi davanti ad un giudice che deciderà una multa per la mia trasgressione,

purché fossi solo e con distanziamento sociale applicato alla lettera.

 

A queste parole mi si contorce lo stomaco ed improvvisamente rivedo spezzoni della mia vita, in poche frazioni di secondo, 

mi rendo conto delle mie circostanze e della pazienza, adoperata con tutti gli individui che ho conosciuto nei miei 54 anni di età.

 

Mi accorgo che non v’è alcuna speranza ne per me ne per coloro che mi giudicano siamo tutti condannati all’ignoranza.

Ed ecco che il cervello si stanca vorrebbe addormentarsi, è stufo, angosciato, prova la sensazione dello stimolo al vomito e successivamente 

si incazza perché non trova soluzione ma non può neppure reagire perché condizionato dalle leggi civili morali e religiose inculcate sin dall’infanzia.

 

Quindi vede solo un modo per spegnere il sovraccarico informatico generato da tutti i pensieri riemersi e dalle circostanze createsi dall’errore commesso

ed ecco il pensiero del suicidio, la soluzione per salvare le memoria cerebrale e i neuroni oltre la pressione sanguigna e il cuore.

Ma il fenomeno che mi lasciò perplesso, perché non lo avevo mai notato, fu la reazione successiva del mio cervello al pensiero del suicidio, difronte alle forze dell’ordine.

 

 

 

 

Cosa ti stupì della reazione del cervello?

 

Ciò che mi stupì della reazione cerebrale fu che pochi secondi dopo il pensiero del suicidio si innescò un’elaborazione dati come quando si riavvia un computer

Tengo a sottolineare che non uso farmaci, droghe o alcool e non ho patologie presenti attualmente nel mio organismo,

per chiarire lo stato psicofisico in cui può avvenire una reazione tale del cervello.

Oltre a considerare che tali reazioni cerebrali non state osservabili per mia inesperienza sino all’età di 54 anni,

cioè: mancanza di informazioni sufficienti per permettermi di osservare i fenomeni.

Solo dopo aver appreso dalla psicologia che il pensiero del suicidio è un meccanismo di autodifesa del cervello umano

si aprì una finestra di dialogo nella mia mente con tutti i miei pensieri.

 

 

 

Cosa scattò nella tua mente dopo il suicidio ?

 

Feci osservare ai carabinieri i problemi della zona generati dalla mancanza di competenza o sorveglianza sulle ditte che hanno eseguito i lavori stradali e idrici

in località Pian del Mulino all’altezza del civico 22 nel comune di Carasco in provincia di Genova;  burlandosi delle autorità comunali

che sicuramente hanno impartito degli ordini precisi per l’esecuzione di tali lavori.

Chiarii con i carabinieri il mio concetto di osservazione e soprattutto che la mia politica si fonda sulla prevenzione dei danni e dei guai senza ostentare la ricerca di risarcimenti.

Perché credo sia l’unica strada per prevenire velocemente i disastri ambientali e umani; la mia preoccupazione volge uno sguardo

alla collina di Leivi, in provincia di Genova non distante dalla mia zona, nella quale frana hanno perso la vita alcune persone.

 

 

 

Il suicidio: atto III°

Già incuriosito da tempo dal fenomeno suicida, per studi inerenti alla storia umana, mi informai su come e quanto potrebbe durare l’agonia per impiccagione.

E quando scoprii che vi erano due metodi differenti compresi che anche suicidarsi non era poi molto più semplice che vivere.

Perché se non sei capace e non è arrivato il tuo ultimo istante: l’agonia potrebbe essere molto lunga e in quello stato di sofferenza: forse più lunga della vita stessa.

 

 

 

 

L’esempio banale della relatività del tempo

 

è molto utile per comprendere meglio ciò che intendo:

un’ora vicino ad una bella ragazza: potrebbe scorrere per te in meno di un minuto; ma un minuto seduto sopra una stufa, che arde,

potrebbe sembrarti più lungo di un un’ora perché aumenta la gravità, non planetaria, ma della situazione in cui ti trovi

 

Oltre a considerare la realtà che consiste nel destino di una persona non necessariamente terminato, per lei in questa vita; e quindi

potrebbe salvarsi comunque ma restare paralizzata o andicappata, tentando il suicidio.

 

 

 

 

Estremizzare il pensiero

 

Ma nonostante le mie conoscenze volli portare all’estremo il mio pensiero per poter osservare come avrebbe reagito la mia mente.

Preparai un cappio con molta cura, una corda calibrata e un nodo scorsoio studiato apposta dagli antichi esecutori.

Il nodo è fondamentale per l’esecuzione rapida del soggetto come la posizione intorno al collo e il peso di caduta e strappo.

 

La mancata applicazione delle regole per l’esecuzione prevede un’agonia di circa venti minuti prima di morire soffocati mentre nell’osservanza

di tutte le leggi tecniche la morte avviene quasi istantaneamente per schiacciamento della colonna vertebrale.

Osservai il mio capolavoro sembrava un lazo per prendere i tori  ma non lo provai questo mi incuriosì molto: il mio cervello si rifiutava all’idea di provarlo.

 

Allora lo appesi al terrazzo, prendendo le giuste misure come se fosse pronto per l’uso, ma dopo due giorni di osservazione,

del cappio appeso alla ringhiera: il mio cervello mi stimolò la vergogna.

Allora lo tolsi dall’esposizione, per la vergogna provata, ma ancora non l’ho sciolto prima scatterò una foto.

 

Questo articolo contiene informazioni personali di psicologia che non possono sostituire il parere del tuo psicologo.

Grazie per la visita


(Per le Forze dell’ordine: articolo di Mariagostino Costa residente a Chiavari vive in località Pian del Mulino nel comune di Carasco al numero civico 22 in provincia di Genova tel: 335 5918463 )