Ambiguità sulla retta via

In un capitolo del Corano viene descritta una esperienza di Mosè che durante la sua gioventù incontra l’ambiguità nella ricerca della retta via

 

 

 

Ambiguità sulla retta via

 

Mentre le sacre scritture potrebbero essere comprensibili anche senza esagerare nell’interpretazione: ciò che accade nella vita

richiede una maggiore qualità interpretativa perché alcuni fenomeni potrebbero confonderti e sganciarti dalla tua scelta.

 

Mentre tutto ciò che accade in questa esistenza ha un significato fondamentale quello di permetterti di conoscere te stesso e

le caratteristiche di questo mondo fisico.

Forse per prepararti ad una vita molto più lunga in un luogo simile alla Terra ma sicuramente migliore dove applicherai

le capacità e le informazioni acquisite in questa esistenza, se l’Altissimo ha deciso così.

 

Soprattutto durante eventi tragici: la psicologia umana rischia di indebolirsi; ed è in questo momento: che la mente inizia a generare congetture  

per appagare il dolore causato dal tragico evento che ha compromesso l’osservazione corretta dell’esperienza su questo pianeta.

 

Quando lessi il capitolo del Corano: La Caverna, ad un certo punto della lettura rimasi scandalizzato a causa della mia mentalità italiana.

Ma studiando e meditando compresi che anche questi versetti erano utili nei momenti tragici della nostra vita.

 

Perché ti permettono di rispondere ad eventi inspiegabili senza affondare nel vuoto causato dalla perdita e dal dolore.

Il racconto dell’esperienza di Mosè: ti rivela come, un credente, deve affrontare psicologicamente qualsiasi fenomeno accada.

Perché tutto ciò che accade dipende dalla volontà dell’Altissimo ed ha sempre un valido motivo per accadere.

 

 

 

Ambiguità

sulla retta via

 

Interpretazione del

Corano versetti da 66 a 82 capitolo 18°

La Caverna

 

Durante la sua gioventù Mosè decide di accrescere la conoscenza della retta via e avendo incontrato un servo dell’Altissimo

decide di seguirlo per osservare il comportamento per accrescere la sua conoscenza della via indicata da Abramo.

Il servo dell’Altissimo cerca di convincere, Mosè: a non seguirlo, per la difficoltà nell’apprendere e giudicare le sue azioni.

Che non possono essere interpretate con un giudizio popolare perché appartengono alla volontà dell’Altissimo e non a quella dell’uomo.

Mosè convince il servo ad accettare la sua presenza e promette di non giudicare le sue azioni, ma lui non vuole neppure ascoltare domande.

Quindi Mosè accetta il patto di seguirlo a condizione di non fare domande e non giudicare gli eventi che accadranno per opera del servo;

prima che lui gliele descriva.

 

 

 

Ambiguità

sulla retta via

Interpretazione

Versetti da 66 a 82 della Caverna

 

Capitolo 18 del Corano

 

Dopo essere saliti su una nave: il servo la danneggia per farla affondare; allora Mosè non resiste e gli domanda scandalizzato:

se vuole far annegare tutti passeggeri?

Ma egli rispose, che come prevedeva: Mosè non avrebbe resistito alla curiosità.

Allora Mosè si azzittì e promise di resistere.

 

Ma poco dopo incontrarono un ragazzo e il servo lo uccise.

Mosè si irritò e gli gridò: hai ucciso un’innocente ha commesso un’azione orribile!

Il servo zittì nuovamente Mosè e lui promise ancora di resistere.

 

Durante il loro cammino incontrarono un muro che stava per crollare e il servo lo ricostruì.

Allora Mosè incuriosito di quest’opera chiede al servo:

Potresti chiedere ai proprietari di pagare il lavoro che hai fatto.

Il servo nuovamente irritato disse:

Questa volta ci separiamo, ma ti spiegherò il significato di ciò che hai osservato e non sei riuscito a comprendere della retta via.

 

 

 

 

Le risposte del servo dell’Altissimo

 

La nave: l’ho danneggiata perché era inseguita da delinquenti che l’avrebbero sequestrata con la violenza, danneggiando i pescatori che la occupavano.

Il Ragazzo aveva ottimi genitori, mentre lui: avrebbe imposto a loro: ribellione e miscredenza, quindi abbiamo fatto in modo

che il Signore concedesse in cambio un figlio migliore e degno d’affetto.

 

Il muro apparteneva a due orfani e alla sua base nascondeva un tesoro, il loro padre era anziano e aggiustando il muro abbiamo messo

il tesoro in salvo sino alla loro età adulta.

Io non ho fatto nulla di mia iniziativa, questo: è quello che non sei riuscito a comprendere era solo la volontà dell’Altissimo che  vede conosce ogni cosa.

 

A mio parere: questi versetti sono anche una prova che Muhammad non ha copiato, come sostengono alcuni, i vangeli o la bibbia;

perché non esiste una scrittura simile in quei libri.

 

 

 

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