Ologramma: segreto dell’immagine tridimensionale

Il termine ologramma viene usato per indicare un’immagine tridimensionale

Ologramma

l’ologramma riproduce tramite  l’impiego del raggio laser, immagini tridimensionali.

Usate per girare alcuni film di fantascienza, per le immagini delle figurine con fumetti tridimensionali o nei codici di sicurezza sulle carte di credito.

Come si registra un ologramma?

  1. Proiettare un raggio laser su uno specchio semiriflettente e dividerlo in due raggi laser identici
  2. uno diretto verso l’oggetto che ne rifletterà la luce alterata dall’oggetto
  3. l’atro diretto verso uno specchio che lo dirigerà verso la lastra fotografica
  4. Orientare i raggi laser, riflessi, in un unico punto: sulla lastra fotografica
  5. L’incontro dei due raggi laser, riflessi (il primo modificato, riflettendo sull’oggetto, il secondo inalterato, perché riflesso dallo specchio) creano linee di interferenza sulla lastra, contenenti i dati dell’oggetto tridimensionale.
  6. La lastra, sviluppata, è visibile solo se attraversata dalla stessa luce e l’immagine può essere frammentata pur contendo, anche se con qualità ridotta, sempre l’immagine intera; mentre frammentando una fotografia, normale, ne resta solo il frammento.

Possiamo generare ologrammi anche usando radiazioni come i raggi x.

Oppureonde sonore simili al sonar ma con le caratteristiche dell’onda coerente come per il laser.

La teoria sulla possibilità di questa tecnica nasce nel 1947 da Dennis Gabor, premiato col Nobel nel 1971.

Necessario per confermare questa teoria è stata l’invenzione del raggio laser le cui basi teoriche nascono da Albert Einstein nel 1917.

Rivedendo le teorie sulla radiazione di Max Planck.

Solo nel 16 maggio del 1960 Theodore H. Maiman provò il primo laser funzionante.

Dal 1979 l’impiego de laser viene sfruttato in molte professioni: mediche, chirurgiche, odontoiatriche, meccaniche, decorative, artistiche, per la comunicazione e per la difesa militare.

La stessa tecnica si può usare per creare ologrammi con semplice luce bianca, senza nitidezza e riscontrando doppiature, nell’immagine, perché luce non coerente come il laser.